Bologna   Sabato 4 Settembre 2010 ore 19:42

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Il museo tattile Anteros

Percezione, cognizione e interpretazione delle forme dotate di valore estetico per una didattica delle arti funzionale all'esperienza estetica

Loretta Secchi

Museo tattile di Pittura antica e moderna Anteros
dell'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza - Bologna

Sommario

Origini del Museo

Il Museo tattile di Pittura Antica e Moderna "Anteros", con sede presso l'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza, è stato fondato a Bologna nel 1999.
Anteros nasce da una ricerca pluriennale volta a studiare l'accesso dei disabili della vista alla pittura e si avvale di metodi didattico-pedagogici sperimentati e collaudati dal 1996.

Tale ricerca ha visto unite le seguenti Istituzioni: Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza, Associazione Scuola di Scultura Applicata, Cattedra di ottica fisiopatologica dell'Ospedale Sant'Orsola, Unione Italiana Ciechi. Il museo tattile Anteros collabora, in Italia e all'estero, con dipartimenti universitari di Scienze dell'educazione e Arti visive, Centri di ricerca sull'educazione speciale, Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e Musei, offrendo agli utenti servizi educativi, consulenza e formazione professionale.

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Collezione e sussidi didattici

All'interno di questa struttura sono esposte traduzioni tridimensionali di celebri dipinti della Storia dell'Arte di tutti i tempi, progettate e realizzate dall'Associazione Scuola di Scultura Applicata di Bologna.
Le traduzioni tridimensionali custodite sono corredate da tavole propedeutiche alla conoscenza degli stili storici, alla comprensione della rappresentazione prospettica e delle categorie della rappresentazione (forma chiusa/forma aperta;  naturalismo/stilizzazione;  realismo/idealismo).

Ogni bassorilievo è traduzione di un dipinto opportunamente selezionato e inserito entro un percorso cronologico e stilistico esemplare. Scopo di questo ordine diacronico è evidenziare la trasformazione dei modi della rappresentazione nell'arte occidentale con l'ausilio di tavole didattiche illustrative.
A ogni rilievo corrispondono tre tipi di schedature descrittive, tradotte in codice Braille, corrispondenti a tre progressivi livelli di approfondimento dell'immagine. Queste descrizioni informano il lettore sui contenuti stilistici, iconografici e iconologici dell'opera d'arte, guidandolo nell'esplorazione tattile del rilievo. Attualmente le riproduzioni custodite sono una trentina,  fra traduzioni di dipinti,  tavole didattiche e copie di bassorilievi originali.

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Finalità educative e progetti del Museo Anteros

Finalità del Museo Anteros è divenire un manuale tattile, funzionale alla conoscenza del significato storico Riproduzione plastica di opera pittorica: 'Gioconda di Leonardo da Vinci'

ed estetico della pittura.

All'interno del museo tattile si svolgono lezioni di Storia dell'arte e di metodologia interpretativa mirate all'integrazione didattica e professionale delle persone non vedenti e vedenti. Qui si studiano i processi cognitivi utili all'apprendimento dell'immagine nelle persone non vedenti congenite, non vedenti acquisite e ipovedenti.
Per le persone non vedenti e ipovedenti è essenziale potenziare le facoltà immaginative e conoscitive della mente, anche grazie ad una corretta integrazione dei sensi residui. L'affinamento della tattilità facilita lo sviluppo consapevole della propria autonomia percettiva e la funzione del pensiero visivo. Ma l'importanza di conoscere l'arte, sposando i sensi all'intelletto, si rivela anche quando i vedenti scoprono che vedere con le mani rafforza la comprensione dell'opera d'arte.

Integrare vista e tatto permette di vedere in modo più organizzato la composizione e induce a comprendere in modo meno scontato l'immagine.
Anche per i non vedenti la conoscenza della pittura passa attraverso la comprensione della forma, della composizione, dello spazio prospettico. Queste informazioni, rese leggibili al tatto, escludono la nozione di colore, nozione che è possibile fornire, tuttavia, alle persone ipovedenti e non vedenti tardive, con interventi cromatici sui rilievi e con ulteriori sussidi. Imparare a "vedere con le mani e toccare con gli occhi", per non vedenti e vedenti, significa anche riflettere sulle potenzialità percettive sia dei disabili della vista che dei normodotati.
Questa esperienza svela, almeno in parte, i procedimenti di apprendimento dell'immagine e la funzione conoscitiva dell'esperienza estetica, tra teoria e pratica.

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La riproduzione del dipinto in bassorilievo prospettico

Il dipinto trasformato in rilievo diventa un bassorilievo prospettico funzionale alla lettura tattile. Il rapporto di somiglianza tra dipinto originale e traduzione tridimensionale è direttamente proporzionale alla leggibilità dell'opera.
La tecnica di realizzazione richiede che dapprima si decida in quale dimensione realizzare il bassorilievo: in scala reale, maggiore o minore rispetto all'originale. Di seguito si passa alla preparazione della matrice, in argilla, sulla quale si traccerà il disegno e si opererà nella progressiva costruzione dei volumi.

La costruzione del prototipo è artigianale e impone uno studio dei valori stilistici, formali e spaziali dell'opera esaminata. E' necessario valutare il grado di leggibilità del rilievo nel  rispetto delle soglie tattili tollerabili. Per questo il grado di plasticità del rilievo dipende dall'interpretazione delle qualità estetiche dell'opera tradotta e dalle esigenze di leggibilità. La progettazione richiede un lavoro di equipe tra modellatore-scultore, storico dell'arte, tiflologo e pedagogista e nella fase di realizzazione e completamento la riproduzione deve essere testata da persone disabili della vista che hanno maturato competenza in materia.

Il bassorilievo prospettico ha origini nel Rinascimento fiorentino. La sua caratteristica peculiare è il sottosquadro: profilo staccato dallo sfondo, ricavato in superfici curve, che simula i piani di posa prospettici e crea un raccordo tra scultura e pittura. I piani di posa si susseguono come quinte sceniche la cui profondità è minima ma sufficiente a suggerire l'idea, così codificata, della tridimensionalità. L'unità di misura di profondità di campo di ciascun piano di posa condiziona la maggiore o minore sporgenza dei sottosquadri, questi ultimi si danno come linee guida che orientano le mani nella lettura aptica Una volta completata la realizzazione, levigata, texturizzata e perfezionata nella qualità tattile delle superfici, si procede alla cottura della matrice e alla realizzazione dello stampo in gomma siliconica. Da questo stampo si ricaveranno le copie in serie del bassorilievo ottenuto.

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L'accesso all'esperienza  estetica  nei  disabili della vista e nei normodotati

Leggere un'opera d'arte sia per il vedente che per le persone con minorazione visiva (non vedenti congeniti, acquisiti, ipovedenti) significa vivere sia un'esperienza cognitiva che un'esperienza estetica.
L'opera d'arte concentra in sé molteplici funzioni: espressivo-poetica, educativa, narrativa, informativa, storico-culturale, psicologica, speculativa.  La creazione artistica è incontro tra plenum e forma: quindi tra percezione indiscriminata e capacità di organizzazione dei dati sensibili.

La natura conoscitiva dell'atto interpretativo è centrale in una storia dell'arte intesa come scienza e come storia delle idee. Il rapporto esperienziale e teoretico dell'uomo con la realtà e la sua rappresentazione trasfigurata, da sempre è oggetto di studio dell'estetica e della teoria dell'arte. Per completezza e intensità conoscitiva l'esperienza estetica ha potenzialità che possono includere funzioni psico-riabilitative.

Rafforzare i processi cognitivi e immaginativi della mente umana, anche in presenza di deficit visivo, è tra i compiti della pedagogia delle arti. Scopo primario: affinare i sistemi di percezione ottica e tattile, in un uso integrato della sensorialità. Nell'elaborazione dei dati percettivi e cognitivi, con accorgimenti tecnici volti a colmare parzialmente la disabilità visiva, si scoprono le potenzialità dei sensi residui nel loro uso orientato alla cognizione e significazione delle forme.

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Introduzione alla didattica delle arti

Nell'esposizione delle metodologie percettive e interpretative adottate nella didattica per non vedenti e ipovedenti all'interno del Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna Anteros dell'Istituto dei Ciechi F. Cavazza, emerge il confronto tra l'esperienza percettiva generata dalla visione retinica e l'esperienza percettiva determinata dalla visione tattile.
Ciò non deve indurre a trovare semplicistiche equivalenze tra percezione ottica e tattile ma a cogliere punti di condivisione tra le due modalità.

Per una pedagogia delle arti finalizzata alla conoscenza della Storia dell'arte, è importante che le persone non vedenti conoscano i concetti di forma semplice e complessa, isolata o correlata, a tutto tondo o a rilievo (rilievo stiacciato, rilievo prospettico). Concetti topografici e topologici, sono requisiti essenziali per intraprendere la conoscenza della rappresentazione artistica.  La comprensione dei sistemi di rappresentazione nelle arti visive deve essere contestuale alla conoscenza degliRiproduzione plastica di opera pittorica: Compianto su Cristo morto di Giotto stili storici e all'acquisizione dei concetti di categoria della rappresentazione. 
La conoscenza della rappresentazione prospettica ad unico punto di vista è essenziale per comprendere la pittura rinascimentale occidentale e i concetti di cono visivo, visione parziale,  frontale, di profilo, in scorcio.

Le endiadi: forma chiusa, forma aperta, spazio paratattico, spazio sintattico, naturalismo- stilizzazione, realismo-idealismo devono entrare a far parte di un manuale tattile che sia anche dizionario di scelte estetiche e formali.  
Gli stili storici,  modi della rappresentazione influenzati dalle esigenze e dal gusto di una precisa epoca, facilitano la periodizzazione e sistematizzazione di una Storia dell'arte anche intesa come Storia della cultura e delle idee. I ciclici ritorni delle categorie della rappresentazione aiutano a capire persistenza e relatività dei modelli estetici. Tra percezione e significazione della forma esiste un legame inscindibile. Per questo è necessario creare codici condivisibili di percezione, visione mentale e ricostruzione concreta dell'immagine. Si tratta di un sistema integrato dove alla percezione della pura forma segue la significazione espressiva e culturale dell'opera d'arte.

L'esperienza estetica che deriva da un'esplorazione tattile progressiva e organizzata di un bassorilievo prospettico, conduce all'apprendimento percettivo, cognitivo e intellettuale dell'opera tradotta. Nel procedere per sincresi, analisi e sintesi, si perviene a una ricostruzione progressiva, per "stratificazione", dell'immagine .

Dopo aver letto le strutture geometriche nascoste e gli schemi interni della composizione (analisi preiconografica), riconosciuto i contenuti convenzionali dell'immagine (analisi iconografica), ed esplorato il senso dell'opera d'arte (analisi iconologica) il lettore giunge all'esperienza estetica, anche in relazione al suo pregresso culturale e alle sue potenzialità percettive. 

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Come avviene la lettura tattile di un bassorilievo prospettico

La lettura tattile deve essere progressiva e organizzata: dapprima guidata, successivamente autonoma. Prima di invitare alla lettura tattile è necessario conoscere alcuni dati pregressi della persona non vedente che guidiamo.
Percezione, cognizione e significazione dell'immagine, queste in sintesi le tre fasi che corrispondono ai tre livelli di interpretazione del metodo tripartito, durante la lettura dell'immagine artistica. Queste tre fasi coincidono con tre livelli di lettura, correlati e inscindibili, che vengono sempre rispettati ma praticati in proporzioni diverse.

  1. Percezione tattile delle forme e delle strutture ( anche ottica in caso di uso del residuo visivo) = Lettura preiconografica
  2. Cognizione delle forme e riconoscimento della loro identità = Analisi iconografica
  3. Significazione della rappresentazione e sua estensione di senso = Interpretazione   iconologica

La conoscenza morfologico-sintattica dell'opera tradotta in rilievo permette di capire dapprima la struttura della composizione, poi forme isolate, lette nella loro collocazione spaziale e successivamente la loro identità e relazione logica, fino a giungere all'interpretazione dei contenuti più profondi. Nel percorso di lettura si studiano i percorsi selettivi e orientati degli occhi e la loro traduzione in opportuni percorsi selettivi delle mani. In questa operazione si privilegia, quando possibile, la bimanualità. Se ci troviamo in presenza di una persona che possiede un residuo visivo apprezzabile, oppure dinanzi ad un uditorio misto, una classe, ove ci siano vedenti, non vedenti e ipovedenti, si fa uso sia di riproduzioni fotografiche che di riproduzioni a rilievo, per un'integrazione di percezione ottica e tattile.

I tre livelli di lettura sopra citati vengono costantemente adottati, con tutti gli utenti, ma l'applicazione varia e quindi varia la proporzione tra le tre fasi di lettura. Con i bambini ci si concentra prevalentemente sui primi due livelli, con i giovani si distingue nettamente tra i tre livelli, per far comprendere il percorso di apprendimento, mentre con gli adulti si tende a fondere maggiormente i tre livelli.

Questi esempi di adattamento del metodo sono puramente indicativi. La flessibilità dell'applicazione non ha limiti, anche in presenza di alcune regole di base. Per tutti viene prima la conoscenza analitica delle forma e degli schemi di rappresentazione essenziali e solo in seguito la comprensione graduale dei contenuti più profondi dell'immagine.

L'attività didattica può avere momenti di coralità e momenti di intervento personalizzato. Si avvale di diverse tipologie di guida nella lettura tattile dei rilievi e nella lettura visiva delle riproduzioni fotografiche, con uso di lenti di ingrandimento per gli ipovedenti.
La guida può essere a contatto, a distanza e verbale, a distanza con l'uso limitato del contatto mano su mano, a distanza alternando minimi interventi a suggerire la direzione del movimento delle braccia, autonoma e supportata da schede descrittive e informative, sintetica e/o analitica. Tutte queste modalità dimostrano le diverse possibilità di conoscenza dell'immagine.

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Verifica dei processi cognitivi nella lettura tattile autonoma e nel laboratorio di modellazione della creta

I processi cognitivi sono verificati mediante l'esame del grado di autonomia espresso nella lettura tattile autonoma e attraverso la trasmissione dei contenuti ad un'altra persona, in forma di guida, infine attraverso la restituzione dell'immagine svolta presso il laboratorio di modellazione. Le verifiche servono a cogliere i diversi gradi di percezione e conservazione mnemonica delle immagini. Tutto questo concorre al perfezionamento degli strumenti di percezione, cognizione, interpretazione delle forme, reificazione dei concetti.
Dopo una prima verifica che avviene durante le lezioni individuali e collettive di Storia dell'arte e percezione ottico-tattile, segue il laboratorio di modellazione.

Con la modellazione della creta gli allievi dei corsi di formazione e i visitatori non vedenti congeniti, acquisiti e ipovedenti, possono realizzare la copia del rilievo che hanno precedentemente letto al tatto, durante la lezione di Storia dell'arte. Il laboratorio permette di verificare il grado di apprendimento della forma e il grado di restituzione dell'immagine mentale in rappresentazione plastica. Il valore estetico di questi  manufatti è variabile e ancillare rispetto alla funzione cognitiva. Fondamentale è valutare la restituzione di posture e proporzioni, allo scopo di capire quanto sia stata interiorizzata una visione di insieme di parti che compongono l'opera. Importante è altresì considerare il valore espressivo di ciascun allievo, testimoniato dai risultati della modellazione ma anche dalle diverse fasi dell'attività laboratoriale, anche per capire quali elementi formali e contenutistici siano rimasti più impressi, come e perché. Il laboratorio di modellazione permette inoltre di rafforzare i meccanismi di appropriazione e ricostruzione della composizione, svelando il grado di assimilazione dei concetti spaziali e temporali. 

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Note per un approfondimento sul metodo didattico adottato

Conoscere l'opera d'arte partendo da basi metodologiche di psicologia della percezione, formalismo  e contenutismo, significa unire approcci di lettura e interpretazione dell'immagine complementari e inscindibili. Sia le persone normodotate che la persone con minorazione visiva leggono l'opera d'arte con sistemi percettivi e semantici affini, anche se, nelle persone non vedenti e ipovedenti, le modalità di costruzione mentale dell'immagine prevedono fasi di scomposizione e ricostruzione dell'immagine ineludibili. 

Nonostante l'esigenza di dare una struttura codificata alla lettura, presso il Museo tattile "Anteros" le persone con disabilità visive apprendono gli schemi formali e contenutistici dell'immagine esplorando riproduzioni plastiche delle opere d'arte pittoriche con  tecniche di lettura tattile che, una volta acquisite, possono essere autonomamente rivisitate.
L'uso della descrizione verbale, simultaneo alla guida tattile,  serve a rafforzare la comprensione dell'opera e può avere, talvolta,  funzioni colmative. Il linguaggio deve essere essenziale ed esauriente. E' possibile, talvolta, cercare termini che siano equivalenti estetici della forma. Le modalità illustrative devono essere distillate con cura. La guida non deve essere invasiva,  deve capire i tempi e le esigenze del lettore ed evitare espressioni metaforiche intraducibili.

Attraverso la modellazione plastica dell'immagine artistica, dapprima letta al tatto, è possibile verificare il grado di apprendimento della forma nel comportamento dell'allievo e distinguere tra un'autentica, cosciente ricostruzione della composizione ed eventuali meccanicismi mnemonici e manuali che di per sé non garantiscono la reale comprensione di realtà e simbolizzazione.   

Per facilitare il processo cognitivo e interpretativo dell'immagine, ci si avvale anche di esperienze propriocettive (presa di coscienza dello schema corporeo e della struttura del proprio corpo, contrazioni e distensioni muscolari, mobilità);  delle tecniche cinestesiche (acquisizione di posture in relazione allo spazio e ad altri soggetti) e dell'esperienza aptica generale (risposta della superficie corporea a diversi tipi di sollecitazioni tattili). 
Il traguardo è pervenire, attraverso la percezione tattile, alla distinzione tra realtà e rappresentazione mediante simbolizzazione. Cognizione e interpretazione delle immagini  rafforzano l'autonomia del disabile della vista e la sua capacità di organizzare e conservare i dati acquisiti.

Il percorso che va dalla comprensione di tecniche di esplorazione tattile all'acquisizione di autonomia nella comprensione di un'immagine, è paradigma di un'esperienza formativa il cui obiettivo è estendersi ad altre competenze parallele per un miglioramento della qualità della vita.

Teoria dell'arte, Formalismo, Storia degli stili, Contenutismo, Semiotica e Psicologia della percezione confluiscono (in forma opportunamente selezionata e integrata) nell'applicazione didattica, adattata alle esigenze percettive e cognitive dei disabili della vista, del metodo tripartito panofskiano. Lettura preiconografica, analisi iconografica e interpretazione iconologica sono passaggi che, integrati e contestualizzati, risultano funzionali alle esigenze cognitive delle persone non vedenti congenite,  tardive e ipovedenti.

La lettura preiconografica individua soggetti primari e avviene attraverso percezione tattile e ottica (in caso di uso del residuo visivo):

in un primo livello di lettura, detto preiconografico, si ha la ricognizione delle masse che si dispongono nello spazio della composizione. Grazie a corrette informazioni topologiche, apprese con esperienze propriocettive, cinestesiche e aptiche, per gradi si conquista la tattilità fine. L'esercizio della bimanualità e la relazione tra percezione sensoriale e cognizione globale porta a  movimenti coordinati e a una tattilità studiata ma non meccanica.  Nella progressiva comprensione delle strutture compositive del dipinto, trasformato in bassorilievo, si "ridisegnano" idealmente linee di forza interne, caratteri espressivi del contorno, delle superfici e del  volume.  Facendo scorrere le dita lungo i sottosquadri è possibile cogliere le caratteristiche spaziali,  e quindi il grado di  tridimensionalità della reppresentazione. Denominazione dei soggetti primari, apprezzamento dei valori comunicativi delle forme, individuazione di geometrie nascoste e tipologie stilistiche, sono passaggi essenziali in questa prima fase di lettura guidata.

Le informazioni trasmesse portano alla comprensione dei codici di rappresentazione che, una volta diventati  familiari, possono essere decifrati autonomamente. Audio guide e testi descrittivi tradotti in codice Braille sono sussidi indispensabili per una lettura autonoma che solitamente segue a quella guidata.  I testi descrittivi devono suggerire indicazioni sulle modalità di esplorazione tattile preferibili, perché collaudate e verificate, ma non ingessare spontaneità e fertilità dei comportamenti aptici soggettivi.

La lettura iconografica porta all'individuazione del tema e del suo significato convenzionale:

nel livello di lettura iconografica si individua il tema o argomento trattato nell'opera, il significato convenzionale e culturale associato a  forme e soggetti, con riferimento a documenti scritti e a contesti storici di riferimento.

La lettura iconologica  introduce alla significazione della rappresentazione e alla sua estensione di senso:

nel livello di interpretazione iconologica si cerca il significato intrinseco, simbolico ed estendibile, dell'immagine. Nel confronto tra opere d'arte di medesimo tema iconografico, appartenenti ad epoche e artisti diversi, si svela la costante risignificazione dei contenuti e delle forme.

La conoscenza di forme composte, dotate di valore estetico ed espressivo, sviluppa nei disabili della vista una maggiore capacità di percezione organizzata, comprensione e conservazione mnemonica delle forme semplici e complesse. Tutto questo si riflette nella vita quotidiana, soprattutto nell'autonomia motoria e nella capacità di orientamento spaziale.

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Il tempo della lettura

La componente discorsiva e poetica dell'immagine pittorica prevede che la lettura sia a scansione e intrattenga un rapporto stretto con la narrazione. Nella fruizione di un'opera d'arte esiste un tempo della lettura dell'immagine che varia sia nella percezione visiva che in quella tattile, in cui i tempi sono necessariamente dilatati. La cognizione deriva dalla percezione sensoriale dell'immagine che poi viene elaborata nel processo immaginativo e interpretativo di comprensione intellettuale dell'opera d'arte. Ne segue il piacere estetico.  Il tatto è un senso "realistico" e analitico, diversamente dalla vista che tende alla sintesi.

Il tempo impiegato nella lettura del rilievo varia al variare delle modalità di percezione tattile, al variare del grado di autonomia e di sviluppo della tattilità del lettore non vedente e ipovedente. Per questo la lettura avviene sempre attraverso una sequenza esplorativa organizzata che mira alla visione di insieme.

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Dall'educazione estetica al ruolo di guida

L'educazione estetica alle arti visive dei disabili della vista può portare a incarichi professionali. Con un'appropriata formazione teorico-pratica la persona non vedente può diventare guida e consulente presso  musei e percorsi tattili, quindi operare nella didattica delle arti rivolta ai disabili della vista. Nel condurre le mani del lettore lungo un percorso di indagine analitico, in cui il non vedente che guida ha bisogno di rintracciare i propri punti di riferimento sul rilievo, sulle superfici e sui contorni, si nota quanto sia importante il grado di interiorizzazione e rigenerazione costante della tecnica di guida tattile. Il  percorso è solo parzialmente preordinato nell'ordine di sequenze di lettura. In termini tecnici la guida non vedente sviluppa un'economia di sforzo percettivo che presenta soluzioni affini, sia pur in presenza di connotazioni di metodo fortemente analitiche, a quello della  guida vedente.  

La guida ipovedente può avvalersi del contributo della riproduzione fotografica e la guida vedente deve esercitare costantemente la lettura tattile della riproduzione tridimensionale, per studiare correttamente corrispondenze e differenze tra i percorsi dell'occhio e quelli della mano, allo scopo di non creare distanza tra i due modelli che devono integrarsi, pur considerandone le rispettive peculiarità.  Le guide sperimentalmente formate presso il Museo "Anteros" sono vedenti, non vedenti e ipovedenti. Ciascuna esprime nelle proprie abilità e potenzialità,  funzioni concrete e margini di perfettibilità.

Il percorso di formazione alle tecniche di lettura ottica e tattile, per svolgere il ruolo di guida, è molto articolato e caratterizzato dall'applicazione pratica della teoria della percezione e dell'arte e da costanti verifiche sui processi cognitivi e interpretativi innescati. Ciascuna guida, nella sua tipologia, assolve compiti diversi e simili, integrabili perché complementari.  Il deficit sensoriale non deve inibire la possibilità di spostare i confini del limite. Ed è proprio un sano rapporto con il limite che porta all'integrazione scolastica, sociale e professionale, attraverso la crescita e l'esercizio delle proprie competenze.

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Applicazioni didattiche diversificate

L'attività didattica può essere collettiva e individuale. Guida sintetica e analitica rappresentano diverse possibilità di approccio alla conoscenza  dei rilievi e in genere della composizione artistica.

Educazione all'immagine nell'infanzia

Con i bambini in età scolare dai 6 ai 10 anni, non vedenti congeniti, acquisiti e ipovedenti, dopo aver valutato e accertato il tipo di cecità, grado di disabilità visiva e condizione psico-motoria, emotiva e cognitiva, si lavora prevalentemente a fianco di insegnanti di sostegno ed educatori, anche su consiglio di neuropsichiatri per l'infanzia.
Il lavoro è centrato sul riconoscimento di forme semplici e sulla denominazione, infine sulla narrazione dei contenuti che emergono dall'osservazione delle immagini.

Prevalgono in questa età attività di osservazione, percezione, riconoscimento delle forme e del loro significato.
Il lavoro inizia con l'individuazione di forme semplici che rimandino all'esperienza reale e che siano di immediata accessibilità, su concetti topologici di base: alto, basso, destra e sinistra, sull'esperienza cinestesica. Solo in seguito si introducono contenuti più articolati, attraverso azioni narrative mirate.

La tattilità di un bambino, per quanto attiva e fertile, non può corrispondere alla diretta cognizione di codici di rappresentazione strutturati e convenzionali, oltre che condivisibili; questi codici compongono un linguaggio fatto di forme comunicative ed espressive che, se  trasformati in forme tangibili mentalmente visualizzabili, facilitano il graduale apprendimento dei linguaggi verbali e visivi. Tale conquista avviene solitamente durante l'età dello sviluppo.
I riferimenti alla realtà, all'esperienza diretta del mondo, degli oggetti, delle forme regolari, simmetriche e speculari, a tutto tondo, mimetiche rispetto alla realtà e alle simbolizzazioni della realtà concreta o alla rappresentazione della realtà non tangibile, astratta (concetti), saranno costanti e supportati da un incremento di esperienze propriocettive e cinestesiche. L'attività manuale, grafico-plastica, di rappresentazione libera o copiativa delle forme e delle immagini, lette al tatto, sarà utile strumento  di  verifica.  L'integrazione scolastica deve iniziare subito e garantire ai bambini disabili della vista e ai bambini normodotati di  condividere molteplici esperienze educative. 

Didattica delle arti nell'età evolutiva

Con i ragazzi dagli 11 ai 14 anni, in seguito con i ragazzi dai ai 15 ai 19 anni, non vedenti congeniti, acquisiti e con diverse tipologie di ipovedenza, accertati i prerequisiti precedentemente maturati (durante l'infanzia e l'età evolutiva: grado di tattilità, condizione psico-motoria, conoscenze acquisite) si opera per la strutturazione e classificazione delle categorie della rappresentazione, anche allo scopo di sviluppare schemi visivi utili alla ricostruzione mentale delle immagini.

Schemi spaziali dinamici, proiezioni e punti di vista prospettici diventano concetti utili per far comprendere mappe, planimetrie, diversificazioni di rappresentazioni grafiche e plastiche.
Le immagini, esperite con il tatto e organizzate nella lettura in modo da far emergere la collocazione dei soggetti nello spazio tridimensionale e la loro logica relazione, diventano mappe visive.
Sviluppo dei programmi scolastici e integrazione scolastica sono obiettivi fondamentali, esigenze reali che determinano la corretta e armonica formazione della persona con disabilità visiva.

Riproduzione plastica di opera pittorica: Nudo al sole di Renoir

La formazione della persona disabile della vista dipende molto dal lavoro svolto in questo delicato periodo di crescita fisiologica e psicologica. Categorie della rappresentazione, stili storici e nozioni di spazio prospettico, potranno essere così affrontati gradualmente. Rapporto forma e contenuto, classificazione e restituzione grafico-plastica delle immagini saranno le azioni educative prevalenti, grazie alle quali valutare il comportamento di percezione e restituzione degli schemi visivi mentali, tenendo sempre conto dello scarto tra l'immagine mentale della forma e la sua concreta rappresentazione plastica.

Nella lettura tattile dell'immagine artistica permane il ruolo principale della percezione e del riconoscimento delle forme, specialmente se tra i 13 e i 17 anni (circa) si ravvisano disturbi di concentrazione o lievi ritardi cognitivi, talvolta dovuti a lacune educative o a storie personali che non hanno permesso continuità nella formazione scolastica di primo e secondo grado (scuola media inferiore e superiore). L'attenzione alla percezione non deve trascurare la comprensione intellettuale più adulta e funzionale dei contenuti storici, culturali, espressivi, comunicativi delle immagini. I sistemi di codificazione del linguaggio verbale e visivo richiedono un sostegno educativo cospicuo che faciliti l'intenso sforzo cognitivo richiesto dalla comprensione e organizzazione delle conoscenze teoriche e pratiche. La costruzione mentale di immagini nel bambino e nell'adolescente è requisito essenziale per uno sviluppo armonico della personalità, dell'emozionalità, della mobilità e della plasticità cerebrale.  

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L'educazione permanente nell'adulto anche  finalizzata alla riqualificazione professionale

Con gli adulti non vedenti congeniti, acquisiti e ipovedenti, con disfunzioni del croma  e patologie della retina, talvolta accertate,  talvolta latenti o in via di manifestazione, con persone cieche tardive, divenute tali in seguito a lunghi decorsi di malattie o a incidenti traumatici, l'educazione estetica può avere ricadute psicoriabilitative più complesse e sfumate perchè concentra in sé molteplici funzioni e si innesta su un'esperienza di vita pregressa che agisce a livello conscio e inconscio, con più forza rispetto a come ricadrebbe in  un bambino o in un adolescente. 
In tali casi si deve tenere conto di molteplici fattori e non trascurare i segnali di apertura o chiusura espressi nel comportamento, durante l'apprendimento libero (educazione permanente) e volontario, oppure necessariamente (obbligatoriamente)  formativo. 

Per i non vedenti congeniti e acquisiti la conoscenza tattile della rappresentazione artistica e delle tecniche della riproduzione serve a fissare, ritrovare, stratificare e conservare nella memoria le immagini mentali, a coordinare meglio i movimenti delle mani, nell'atto della ricognizione di dati, a organizzare informazioni sulle forme, sul concetto di spazio e tempo. I non vedenti congeniti e i non vedenti acquisiti tardivi, necessitano come i bambini e i ragazzi, di chiare informazioni sulla collocazione delle forme in una composizione, per visualizzare concetti e fissarli nella memoria.
Obiettivo essenziale è combattere cecità cerebrali indotte dall'inibizione dell'esperienza sensoriale e cognitiva, inibizione reale e frequente in certe condizioni ed esistenze segnate da azioni psicologiche difensive. Spesso nell'adulto che non ha esercitato appropriatamente la tattilità, l'educazione al recupero della percezione aptica può ridurre la tendenza al verbalismo e facilitare l'appropriazione di una nuova fiducia sensoriale, linguistica, cognitiva e intellettuale.

Per sviluppare coscientemente codici di comunicazione condivisibili, con conseguente miglioramento dell'integrazione sociale, il recupero della percezione tattile e l'affinamento della produzione mentale di immagini risultano validi strumenti in grado di conferire al soggetto abilità di percezione e interpretazione di forma e contenuto. 
Con i non vedenti tardivi il recupero della memoria visiva ottica, anche cromatica, è molto importante. Tale memoria deve integrarsi con l'esperienza visiva indotta dal tatto. Chi ha perso la vista ha bisogno di intraprendere un nuovo sistema di apprendimento e conoscenza. Si tratta di assimilare un linguaggio tattile che sostituisca quello ottico e si innesti funzionalmente sulla memoria visiva pregressa.

Infatti, mediante una percezione tattile che sostiuisce la percezione ottica, pur basandosi sulla memoria visiva, si ottengono notevoli vantaggi cognitivi. La memoria diventa bagaglio di dati cui attingere e il suo uso funzionale, per analogia, similitudine, contrasto, rende la memoria delle esperienze visive uno strumento utile per capire il proprio presente e risulta parametro cui poter fare riferimento.
La conservazione della memoria visiva generata dalla precedente condizione di vedenti serve a leggere il mondo con il tatto, modificando il sistema percettivo,  senza sovvertire il meccanismo cognitivo.
Integrando due forme di memoria visiva., ottica e tattile, e lavorando sul loro intreccio, si possono osservare importanti recuperi cognitivi.
Con gli adulti ipovedenti si lavora prevalentemente sull'accordo tra percezione ottica e tattile, nell'esercizio alternato e organizzato delle due modalità di percezione. L'educazione alla tattilità non deve inibire l'uso del residuo visivo, il quale, finché esiste, deve essere ottimizzato. Ma il residuo visivo non può interferire con l'apticità quando, in casi di ipovedenza destinati a trasformarsi in cecità,  diventa indispensabile l'esercizio della  tattilità.

Importanza dell'esperienza estetica e sua ricaduta psicoriabilitativa

La consapevolezza di approfondire la conoscenza dell'immagine pittorica, sia pure nei suoi valori di forma e non di luce e colore, conferisce fiducia nei processi percettivi e cognitivi delle composizioni intese come mappe visive.
Il recupero della fiducia nella possibilità di interpretare e conoscere il mondo dell'immagine e il mondo reale, attraverso il tatto e non più la vista, per un ipovedente e per un non vedente acquisito rappresenta una conquista significativa e psicoriabilitativa che permette di non cedere alla perdita di fiducia nel proprio futuro. Trovare un possibile equilibrio significa intraprendere una ricostruzione della persona, aprirsi alla riqualificazione professionale per recuperare una serenità compromessa.
Tutto ciò facilita il controllo dell'incertezza del proprio futuro, aiuta a orientare le emozioni e contenere i sentimenti contrastanti, permette di rafforzare i sistemi di apprendimento con conseguente recupero dell'autostima, spesso indebolita dal sopraggiungere della cecità o dalla percezione della prossima perdita del residuo visivo.
In questo modo, gradualmente, un cambiamento obbligato può trasformarsi in un'esperienza importante che può essere correttamente e sapientemente elaborata, purché accettata.
Conoscere il valore estetico delle immagini significa interiorizzare la cultura delle arti visive e farne un uso funzionale e convertibile. La coscienza dei sistemi con i quali possiamo conoscere la realtà, utilizzando i sensi residui, bilanciando parzialmente la lacuna sensoriale esistente, serve a chi ha un handicap ma anche a chi, pur in assenza di disabilità, non usa appropriatamente la propria sensorialità e le proprie potenzialità cognitive, talvolta per disturbi di concentrazione.
Anche nel vedente l'esperienza di lettura ottica e tattile dell'immagine ha grande utilità: permette di ripercorrere procedimenti di apprendimento troppo spesso sommari e lacunosi e garantisce una conoscenza strutturata e profonda dell'opera d'arte che può fornire un valido contributo a chi si occupa di didattica delle arti e cognitivismo. 

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Bibliografia essenziale

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  • LANCIONI T. 2001, Il senso e la forma. Il linguaggio delle immagini tra fra teoria dell'arte e semiotica, ed. Leonardo, Bologna.
  • SECCHI L. 2002, La lettura dell'opera d'arte come atto ermeneutico, in AA.VV. Atti del convegno "Arte a portata di mano" , V.A.M.I. Firenze.
  • SBRILLI A. 2001, Storia dell'arte in codice binario, ed. Guerini e Associati, Milano.
  • HILDEBRAND A. 1949,  Il problema della forma, trad. it. Ed. G. D'Anna, Messina.
  • RIEGL A. 1963, Problemi di Stile, Fondamenti di una storia dell'arte ornamentale, trad. it. Ed. Feltrinelli, Milano.
  • WOLFFLIN E. 1984, Concetti fondamentali della storia dell'arte, trad. it. Ed. Electa, Milano.
  • PANOFSKY E. 1961, Il Significato nelle arti visive, trad. it. Ed. Einaudi, Milano.
  • GREIMAS A.-J. 1991, Semiotica figurativa e semiotica  plastica, in AA.VV. a cura di Corrain & Valenti, ed. Leonardo, Bologna.
  • PANOFSKY E. 1998, "Imago Pietatis" e altri scritti del periodo amburghese, trad. it. Ed. Il Segnalibro, Torino.
  • ARNHEIM R. 1987, Viktor Lowenfeld e la tattilità, in Intuizione e intelletto. Nuovi saggi di psicologia dell'arte, trad. it. Ed. Feltrinelli, Milano
  • MERLEAU - PONTY M. 1972, Fenomenologia della percezione, trad. it. Ed. Il Saggiatore, Milano.
  • DELLANTONIO A. 1993, Il tatto. Aspetti fisiologici e psicologici, Ed. Cleup, Padova.
  • FIORENTINI - MAFFEI 1995, Arte e cervello, Ed. Zanichelli, Bologna.

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